Formazione per insegnanti di scuola dell’infanzia a cura della docente Zanellato Maria Antonia.
“Lo spettacolo del cielo mi sopraffà. Sono sopraffatto quando vedo la luna crescente o il sole in un cielo immenso. Nei miei quadri si ritrovano spesso forme minuscole in vasti spazi vuoti. Spazi vuoti, orizzonti vuoti, pianure vuote: ogni cosa che è stata spogliata fino a che fosse del tutto nuda mi ha sempre procurato una forte impressione. Ho sempre bisogno di un punto di partenza, sia esso una macchia di polvere o uno squarcio di luce. Questa forma fa nascere una serie di cose, una ti conduce verso un’altra. Un pezzo di filo può dare inizio a un mondo. Trovo i miei titoli man mano che lavoro, allo stesso modo in cui sulle mie tele una cosa porta a un’altra”. JOAN MIRO’ in XX Siècle, n° 1, 1959 Il corso, seppur breve, è stato esaustivo rispetto all’esperienza che s’intendeva proporre e l’attività è piaciuta a tutte le docenti presenti alla formazione. L’esperienza è adatta per i bambini dell’ultimo anno della scuola dell’infanzia, ma anche per quelli più grandicelli. La scelta di accostare i bambini all’arte di Mirò si dimostra molto azzeccata, in quanto molte delle sue opere (del periodo surrealista) sono vicine all’espressione grafico-pittorica che usano i bambini. Le opere di Mirò rappresentano ciò che il nostro istinto vede, infatti per una stessa opera ci sono mille modi diversi di leggerla, in funzione di noi stessi e da quel che siamo. Inoltre siamo portati a vedere ed associare a tali elementi un qualcosa che fa parte della realtà, dell’ordinario. Se ci pensiamo, è’ un po’ quello che facciamo quando osserviamo il disegno di un bambino. Mirò potrebbe essere considerato un poeta che usa “tela, colori e pennello”, al posto di “carta e penna”. Come i poeti teneva sempre ben desto, nel suo animo, il fanciullo interiore, tanto che “Fino a 90 anni non ha mai smesso di restare incantato davanti ad uno spicchio di luna, alla luce del sole, al bagliore delle fabbriche, al mondo visto da un aeroplano” (citazione dal libro “Con gli occhi di Mirò” di Paola Franceschini – Edizione Artebambini – 2008). Come i poeti, Mirò “intrecciava la realtà con il sogno” e “gli bastava un’emozione anche piccola e la sua immaginazione si metteva in moto” (cfr. opera citata). Come i poeti “ascoltava le parole silenziose delle cose” (cfr. op. cit.) e in molte delle sue opere artistiche, la poesia si espresse non solo attraverso le immagini, le forme, i colori, ma anche con le parole, usate nei titoli attribuiti ai dipinti, titoli che talvolta nascevano molto tempo dopo aver finito il quadro. La formazione, svolta in maniera chiara, accattivante ed incisiva dalla bravissima insegnante Maria Antonia, si è tenuta in due pomeriggi ed ha seguito questo percorso: - Esposizione di conoscenze teoriche sulla vita e sull’arte di Miro - Spiegazione del metodo da seguire per proporre il tema ai bambini (ad esempio facendo dei paralleli tra il vissuto dei bambini e l’esperienza di Mirò, sperimentando alcune sue proposte, come il togliersi le scarpe per prendere energia dalla terra, prima di dipingere) - Sperimentazione pratica dei passaggi fondamentali del laboratorio artistico che successivamente si eseguirà con i bambini, composto da tre esperienze, possibilmente abbinate all’ascolto di un sottofondo musicale appropriato: 1. A piedi scalzi, tracciare tratti curvilinei con la fusaggine sopra un cartoncino (sull’esempio di Mirò), completare, in un secondo momento, con nuovi segni volti ad ottenere delle figure (che cosa apparirà?). Al termine si fissa il disegno, spruzzandovi sopra della lacca per capelli. 2. Su una tavoletta di compensato, ricoperta da pellicola trasparente, creare delle macchie casuali, usando i colori a tempera leggermente diluiti (basandosi sui colori visti nei quadri di Mirò); una volta riempito lo spazio di macchie, posizionare un foglio bianco sulla tavoletta e premendo il pollice sull’incavo di un cucchiaio, appoggiato su vari punti del foglio, far aderire la pittura (con movimenti semicircolari). Una volta sollevato il foglio, su di esso si vedrà uno sfondo simile a quelli dipinti da Mirò. Dopo l’asciugatura si potranno aggiungere degli elementi decorativi (del tipo disegnato dal pittore), usando la fusaggine. Segue il fissaggio con lacca. 3. Preparazione del gesso acrilico diluito con acqua e una piccola quantità di tempera gialla. Stesura della base su una tela rigida, con un pennello, lasciando i bordi irregolari. Quando la base è asciutta vi si traccia sopra un disegno, ispirandosi alle figure disegnate da Mirò. Si passa quindi alla pittura con tempere non diluite e, una volta asciutta, si ripassano i contorni con il nero (tempera o pennarello indelebile). La tela va poi incollata su un supporto di legno. L’ala dell’allodola circondata dal blu dell’oro si riunisce al cuore del papavero che dorme sul prato adorno di diamanti” dipinto del 1967 che è esposto alla Fundaciò Joan Mirò di Barcellona.
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